Dati due spazi vettoriali V e W possiamo definire lo spazio Hom(V,W) delle mappe lineari V→W. In tal caso è noto il risultato che
V∗⊗W≅Hom(V,W)
che andiamo a dimostrare fra poco. Ora se V e W sono spazi di rappresentazione, ovvero abbiamo un gruppo G e una rappresentazione ρ su V e una rappresentazione λ su W, allora abbiamo una rappresentazione di G anche su Hom(V,W). Chiamiamo la rappresentazione τ ed è data da
τ(g)(ϕ)=λ(g)∘ϕ∘ρ(g−1)
dove appunto ϕ∈Hom(V,W) è una mappa lineare ϕ:V→W. Chiaramente τ(g)(ϕ) è una mappa lineare V→W per ogni ϕ. Non è difficile dimostrare che è una rappresentazione. Infatti
τ(g)(τ(h)(ϕ))=λ(h)∘(τ(h)(ϕ))∘ρ(g−1)==λ(g)λ(h)∘ϕ∘ρ(h−1)ρ(g−1)==λ(gh)∘ϕ∘ρ((gh)−1)=τ(gh)(ϕ)
Nel caso particolare in cui W=C allora l’identità tra spazi vettoriali si riduce al fatto noto che V∗=Hom(V,C), cioè che lo spazio duale è isomorfo allo spazio dei funzionali lineari. Ora il punto è che V∗⊗W≅Hom(V,W) è valida non solo per gli spazi vettoriali, ma anche per le corrispondenti rappresentazioni, cioè
ρ∗⊗λ=Hom(ρ,λ)
Andiamo a dimostrare entrambi i fatti. Dato un elemento χ⊗w∈V∗⊗W, abbiamo che χ:V→C è una mappa lineare, mentre w∈W è un vettore. Abbiamo perciò la mappa f:V∗⊗W→Hom(V,W) data da
f(χ⊗w)(v)=χ(v)w
e poi estendendo linearmente sul prodotto tensoriale. Per ogni v∈V, la mappa v→χ(v)w con w fissato è una mappa lineare e quindi in Hom(V,W); inoltre poiché la mappa è bilineare è ben definita sul prodotto tensoriale. Per dimostrare che la mappa è un isomorfismo ne troviamo l’inversa. Sia g:Hom(V,W)→V∗⊗W la mappa
g(ϕ)=∑ie∗i⊗ϕ(ei)
dove ϕ∈Hom(V,W), e inoltre {ei} è una base di V, mentre {e∗i} la sua base duale, che è una base di V∗. Le due mappe sono inverse l’una dell’altra perché
f(g(ϕ))(v)=f(∑ie∗i⊗ϕ(ei))(v)=∑ie∗i(v)ϕ(ei)=ϕ(∑ie∗i(v)ei)=ϕ(v)
per cui f(g(ϕ))=ϕ. Abbiamo usato l’uguaglianza ∑ie∗i(v)ei=v, che è valida perché espandendo v in una base abbiamo v=∑iviei e quindi poiché e∗i è la base duale, e∗j(v)=∑ivie∗j(ei)=vj. Dall’altro lato, calcoliamo invece
g(f(χ⊗w))=∑ie∗i⊗(χ(ei)w)=∑i(χ(ei)e∗i)⊗w=χ⊗w
dove abbiamo usato il fatto che χ(ei) è un numero. Resta solo da dimostrare l’equivalenza tra le due rappresentazioni, ovvero che f(ρ∗(g)⊗λ(g))=τ(g)f. Abbiamo infatti
[τ(g)(f(χ⊗w))](v)=λ(g)∘f(χ⊗w)∘ρ(g−1)(v)==λ(g)χ(ρ(g−1)v))w==χ(ρ(g−1)v))λ(g)w==(ρ(g)∗χ)(v)λ(g)w==f(ρ(g)∗χ⊗λ(g)w)(v)==f((ρ(g)∗⊗λ(g))(χ⊗w))(v)
e ciò conclude la dimostrazione. Notiamo che abbiamo usato la definizione di mappa duale. Infatti A∗:V∗→V∗ è data da A∗(χ)(v)=χ(A(v)).
Più in generale, abbiamo l’equivalenza,
Hom(ρ⊗μ,λ)=Hom(ρ,Hom(μ,λ))
che vale sia al livello di spazi vettoriali sia a livello di rappresentazioni.